tetranoia

Si può essere più che paranoici?

Se ti interessa quello che scrivo premi qui

Contatore

ho premuto "rinfresca" *loading* volte

 
venerdì, 11 febbraio 2005
Eccomi

Ho pensato tanto a cosa scrivere quando avessi deciso di smettere di scrivere qui. Ho pensato tanto che, alla fine, mi mancano le parole.

Il mio viaggio è finito, per cui è appena cominciato.

So che, fra quelli che mi hanno letto, che hanno provato qualcosa, che magari si sono incazzati un po', che compatendomi si sono compatiti, e tutto il resto. Anacoluto, devo respirare. Ebbene, fra quelli, so che che mi vorrà trovare veramente, ci riuscirà.

Indi per cui... ARRIVEDERCI!!!


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il mio viaggio

martedì, 08 febbraio 2005
Ready

Sto guardando in faccia la mia peggiore paura: quella di fallire. E mi sto rendendo conto che fallire è per me totalmente lecito e naturale.

Mi preme ringraziare tutti quelli che, senza rendersene conto, mi hanno aiutato in questo.

Ora sono pronto.


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il mio viaggio

Peace Frog

Cazzo, certo che nuoto veramente bene. Peccato che ho i polmoni di nonno Trinchetto e la muscolatura di una capasanta gratinata, altrimenti andrei come una scheggia.

Lo stile che preferisco è il rana.

Lo stile libero non è un cazzo libero, pretende di essere continuo e frenetico come la nostra vita.

Il delfino è massacrante, anche se lo pratico in maniera stilisticamente impeccabile non ho alcuna chance per fare neanche i 25 metri della vasca non olimpionica.

Il dorso è cieco, ma come cazzo si fa a capire quando stai per battere il dorso della mano sullo spigolo di marmo della piscina?

Il rana invece mi piace davvero un casino. E la fase che preferisco è la pausa che si fa per respirare. Praticamente ti fermi. Metti la testa fuori dall'acqua, per vedere se il mondo è sempre la stessa schifezza di prima, ti accorgi che lo è ancora, e ti ributti sotto, come faresti se potessi tornare nella pancia della mamma, ma spingendo più che puoi in avanti per dare il tuo piccolo contributo a cambiarlo, sempre 'sto cazzo di mondo. E così via.

Ma per farlo bene, il rana, quando prendi aria ti devi davvero fermare. La pausa è tutto ciò che conta, tutto il resto, come diceva il Califfo, è noia.


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pensieri ed esperienze, il mio viaggio

lunedì, 07 febbraio 2005
Internet, eghein

Mi sono appena reso conto che c'è un sito che mi piace ancora più di Gugol. E' strano che sia accaduto solo ora, perché è oramai parecchio tempo che questa è la mia pagina iniziale, o pagina casa (home page).

La cosa più pazzesca è che si può accedere anche senza essere connessi alla Rete.

Ve lo linko qui.


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Ancora dubbi

Non so voi, care Amiche e cari Amici, ma io mi sto decisamente rompendo i coglioni di non potervi parlare di persona.


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accia, pensieri ed esperienze, il mio viaggio

giovedì, 03 febbraio 2005
Favoletta - seconda puntata

Favola, come vi potete immaginare, rimase sconvolta dall’esperienza degli occhietti. Quando Hansel e Gretel vennero a tirarla fuori dalla cantina, lei a stento trovò la voglia di uscire. I “genitorigni” non capivano, ma non s’interrogarono più di tanto sullo strano comportamento: “meglio così”, pensarono.

Da allora, Favola non vedeva l’ora di dover, anzi, di poter tornare nella cantina. A volte ci andava anche con patrigno e matrigna in casa, che la dovevano venire a chiamare urlando per farla venire a mangiare. E Favola ogni volta s’inventava una storia più bella, e ogni volta gli occhietti piangevano e la ringraziavano con maggiore commozione.

“Grazie, Pallina. Grazie!”

Ma un giorno tutto cambiò. Aveva appena finito di raccontare una delle sue migliori storie, quando uno strano paio d’occhietti si aprì in un angolo. Il fondo rosso vermiglio dei suoi bulbi oculari si distingueva in maniera inquietante dal resto degli occhietti, così come l’espressione cattiva, almeno così Favola la percepiva, degli stessi. Subito non disse nulla, e Favola allora gli rivolse la domanda che non riuscì a non porgli, con un tono piuttosto intimorito.

“Ehi, occhietti rossi, e tu chi sei?”

“No, Favola”, rispose l’altro con una voce roca e trascinata, “Dimmi TU chi sei!”.

Per fortuna Hansel e Gretel erano in casa, così Favola poté fare l’unica cosa che le venne naturale: scappò.

All’indomani, i genitori adottivi ebbero da uscire. Favola si ritrovò nella cantina, tremante dalla paura. Occhietti Rossi non c’era, e lei cominciò a raccontare la sua storia. Ma ad un certo punto li vide aprirsi e sentì la sua insopportabile richiesta. Come un urlo ruvido ma disperato, che le riecheggiò nella testa.

“Favola! DIMMI CHI SEI!”

Stavolta non poteva scappare.

“Lasciami stare! Sono solo una brava bambina!”

“E allora perché stai chiusa qui dentro?”

“Non lo so! Io non ho fatto nulla di male!!!”

“Lo so, neanche noi abbiamo fatto nulla di male.”

Favola si senti trafitta come da una lama di ghiaccio nel centro del cuore. Diosanto! Non si era mai chiesta chi fossero tutti quegli occhietti! Non si era mai chiesta perché fossero nella sua cantina! Improvvisamente fu calma e lucida.

“E voi chi siete? Che ci fate nella mia cantina?”

Rispose occhietti rossi, mentre gli altri annuivano.

“Questa non è la tua cantina. Questo è il posto in cui si ritrovano i bambini che non vengono amati, che non vengono capiti, che non vengono lasciati liberi di sbagliare ed imparare. Per fortuna, e non importa come sia possibile, ci possiamo ritrovare tutti insieme qui, e farci compagnia.”

Improvvisamente, forse a causa dell’estrema calma e serenità da cui era stata piacevolmente sopraffatta, si rese conto di una cosa apparentemente incomprensibile.

“Ehi! Ma com’è che tu mi chiami Favola e gli altri mi chiamano Pallina?”

“Perché loro non ti vedono, per loro sei un altro paio d’occhietti, anche se li vedono di un verde stranamente scintillante. E ti chiamano Pallina perché ti hanno sentita chiamare così. Ma io, no, io ti vedo, io ti conosco.”

“FATTI VEDERE!”

Le apparve un bambino dall’aria spaventata. Gli occhi rossi erano tali per le troppe lacrime sprecate. Il suo volto innocente e triste non le sembrava famigliare, ma dentro allo stomaco sentiva di averlo già visto.

(Continua…)


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pensieri ed esperienze, la mia sceneggiatura, il mio viaggio

mercoledì, 02 febbraio 2005
Politica

 Ieri a pranzo, al solito bar, leggevo il giornale, il Corrierone, ed ero colto da conati di vomito generalizzati.

Elezioni in Iraq: Chirac chiama Bush per fargli i complimenti, Berlusconi gongola, Prodi e Rutelli apprezzano, Bertinotti afferma che le elezioni sono falsate e chiederà ancora una volta il ritiro delle truppo. La verità, a mio modestissimo modo di vedere, e che a tutta questa gente non gliene frega un benemerito cazzo del calzolaio di Bakuba e della casalinga di Tikrit.

Romano Prodi, il mio amato coccoloso tenerone Romano Prodi, afferma: parlerò agli Italiani come un padre. Ma sei scemo? Ma parla come quello che sei, ammesso e assolutamente non concesso che tu abbia una minima idea di chi sei.

Sto diventando un odiato qualunquista? Forse, anche se mi sembra che quello che sento non sia tale. Ho letto da qualche parte, o forse lo sto rielaborando, che dove c'è morale c'è ipocrisia, dove c'è razionalità c'è falsità, per definizione.

Mio figlio non vuole indossare il costume dell'Uomo Ragno che gli ho comprato per Carnevale, spendendo, dato non trascurabile, un numero notevole di euri.

Tetran: "R., ma non vuoi essere l'Uomo Ragno?"

R.: "No! Io non sono l'Uomo Ragno! Io sono R.!"

Ho letto nel blog di freemorpheus una frase di Matrix che dovevo ricordare benissimo, avendo rivisto quel film un numero di volte pari agli euri spesi per il costume, ma che avevo un po' rimosso.

Neo: "Mi fanno male gli occhi."

Morpheus: "E' perché non li hai mai usati."

Forse la frase non è corretta. Quando eravamo bambini, non oltre i 5 o forse i 6 anni, gli occhi sapevamo usarli. Poi abbiamo imparato a pensare. E così abbiamo imparato a fregarcene degli Irakeni, come di tutti gli altri, anche dei figli veri o presunti tali.


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pensieri ed esperienze, il mio viaggio

martedì, 01 febbraio 2005
Ma...?

Ma mi starà mica passando la voglia di scrivere qui? No, perché la voglia di scrivere, in generale, non mi è passata. 


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accia, il mio viaggio

venerdì, 28 gennaio 2005
Piccola curiosità

Ma, a parte Sephirya, a chi interessa sapere come finisce la favoletta?


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accia

giovedì, 27 gennaio 2005
Memoria

Va bene, ricordiamo. Ma facciamolo veramente, non dimenticando come al solito.


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pensieri ed esperienze

Bi chearful

Da oggi giuro che farò più attenzione a certe cose. 


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ma che sar mai, il mio viaggio

mercoledì, 26 gennaio 2005
Fiuciur

Il Mondo migliorerà davvero solo quando scomparirà il verbo dovere, con tutti i suoi analoghi.


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motti, il mio viaggio

Tuais

Ieri sera abbiamo scopato, o abbiamo fatto l'amore. Beh, quella cosa lì, insomma.

E' stato bello e un po' diverso, come tante volte ce è capitato in questi recenti e burrascosi giorni. Anzi, stavolta è stato parecchio diverso.

Alla fine, lei non è venuta (ma dov'è che si viene?), contrariarmente a ciò che capita il più delle volte. Eh sì, lei non finge. Io invece dopo un po' ho ceduto alla tentazione di svuotare le gonadi.

Mentre mi stavo riprendendo, le ho detto: "Peccato". Lei mi ha risposto: "E vabbè, ecchissenefrega? Tanto oggi ho già goduto due volte".

E brava la mia Adorata!


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pensieri ed esperienze, il mio viaggio

America

Cazzo, il contatore l'ha già scoperta, ed io non me ne sono neanche accorto. 


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accia

Piccolo aggiornamento

Cari affezionati acciaspettatori, chi di voi si ricorda dell'annuncio a proposito di una fantomatica cura?

Beh, credo di aver capito che si tratta di una cazzata. Non tanto perché queste cose non succedano, ma perché non sono il mezzo per guarire, quanto le conseguenze dello stare meglio.

La vera cura da fare è quella dell'anima.


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pensieri ed esperienze, il mio viaggio

martedì, 25 gennaio 2005
Favoletta

C'era una volta una bambina piccola piccola, il cui vero nome era Favola. Era davvero carina, ma dopo la morte dei suoi veri genitori e l'affidamento al suo patrigno e alla sua matrigna, che si chiamavano Hansel e Gretel, qualcosa era andato storto.

La piccola Favola aveva cominciato ad ingrassare, e così i suoi nuovi tutori avevano preso a chiamarla Pallina. Erano brave persone, Hansel e Gretel, ma Favola-Pallina sentiva in loro una strana avversione nei suoi confronti, un malumore di fondo che non riusciva a spiegarsi.

Un giorno, Favola, preferisco chiamarla con il suo vero nome, si trovò a girare casualmente nella stanza dei suoi genitori adottivi. Fu più forte di lei e aprì il baule che c'era di fianco all'armadio, quasi nascosto, e mentre vedeva dentro un paio di bellissimi stivali, fu sorpresa dal padre, che l'apostrofò urlando:

"Pallina, porca puttana, non devi venire in questa stanza da sola. Quegli stivali sono pericolosi, sono gli stivali del Gatto con gli Stivali, potresti farti male. VIA DI QUI!"

Favola si sentì malissimo, e corse a piangere nella sua cameretta.

Ma non appena Hansel e Gretel dovettero allontanarsi per fare la spesa in città, nuovamente lei non seppe resistere. Corse nella stanza e aprì il baule. Respirò profondamente e... indossò gli stivali!

In men che non si dica, stava sfrecciando a folle velocità tra gli alberi del bosco! Che gioia, che goduria!

Ma da dietro sentì una voce, che per la verità era dentro la sua testa. Era la voce della sua amica Cappuccetto Rosso ("Chissà perché le hanno dato quello strano nome", si era sempre chiesta Favola), che le diceva:

"Attenta, Favoletta, in questo bosco c'è il Lupo!"

Non ebbe tempo a rifletterci che il Lupo le fu davanti. Con un tonfo sordo ma potente, gli sbattè addosso. Svenne.

Si risvegliò nel suo letto. Al suo fianco c'erano Hansel e Gretel, tutti e due spaventosamente paonazzi, con un'espressione che era un inspiegabile misto di gioioso sollievo e di incontenibile rabbia.

"Pallina, Diosanto, ma lo sai cos'hai rischiato? Ti abbiamo trovata svenuta, di fianco al Lupo. Anche lui era svenuto, per fortuna, altrimenti ti avrebbe mangiato! E gli stivali... CAZZO, PALLINA! Cosa ti avevo detto?"

Si avvicinò Gretel con un'aria più compassionevole, ma stranamente dura.

"Cara Pallina, per il tuo bene io e tuo padre abbiamo preso una decisione. D'ora in poi tutte le volte che usciremo dovremo chiuderti in cantina. Tu lo sai che lo facciamo per te, solo per la tua sicurezza".

Non passò molto tempo che si presentò la prima occasione per realizzare quella decisione. Favola si ritrovò al buio, terrorizzata. Pianse per tutto il tempo. Si stupì di quanto liquido potevano produrre i suoi occhi. Probabilmente non passò molto tempo, ma a lei parve più di una vita.

Quando la tirarono fuori, Hansel e Gretel le sorrisero, ma lei non riuscì a ricambiarli.

Ci furono un po' di altre volte, e tutte le volte fu uguale. Favola non disse mai nulla di quanto ne soffrisse, forse in fondo pensava che sottostare a quella loro strana decisione le sarebbe prima o poi tornato utile.

Ma una volta, nella cantina, si trovò a singhiozzare in maniera incontenibile, e pensò che stava per morire, semplicemente disidratata. Fu a quel punto che successe l'incredibile: il buio fu improvvisamente illuminato da un paio di piccoli occhietti fosforescenti, che le "dissero":

"Ciao, Pallina, come stai?"

Subito se ne aprirono altri due, e poi altri, e altri ancora.

"Dai, su, Pallina, non piangere così!"

"Pallina, ci racconti una storia?"

Favola non capiva. Il fenomeno visivo era incredibile: gli occhi erano luminosi, ma l'ambiente restava buio; nonostante le decine di coppie di lucine, non riusciva a vedere cosa ci fosse in quella cantina.

Non si scompose, e raccontò agli occhietti una bellissima storia. E quando finì, vide che gli occhietti stavano piangendo.

(Continua...)


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pensieri ed esperienze, la mia sceneggiatura, il mio viaggio

lunedì, 24 gennaio 2005
Amo Gugol

Mi sono reso conto di essere totalmente innamorato di Gugol.

Nel mio personalissimo Iperuranio, è il sito Internet per eccellenza. Una glabra pagina bianca, un posticino discreto per scrivere qualcosa, un tasto principale che neanche devi schiacciarlo, perché basta dare un impacciato invio.

Con scritto sopra una parola dal significato inequivocabile.

Cerca...

Una metafora della vita. La più azzeccata in questo mondo virtuale del cazzo, senza offesa per Voi affezionati lettori.

Altro che news2000...


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pensieri ed esperienze

E vaaaaaaaaaaaa

... il mio pensiero se ne vaaaaaaaaaaaaaa...

Albano picchia un "giornalista" della vita in diretta al solo sentire la "parola" Lecciso


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pensieri ed esperienze, motti

Domandine

Ma perché ci stiamo tutti nascondendo? Da chi? Da cosa? Cos'è che ci fa tanta paura? Cos'è che non ci piace di noi stessi?

Cosa? Ho sbagliato ad aprire la busta? Questa è la B, e lei aveva chiesto la C? E vabbè, risponda, tanto le domande sono le stesse in tutte le buste. Il tempo a disposizione? Tutta la vita, interruzioni pubblicitarie a parte.


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pensieri ed esperienze, il mio viaggio

venerdì, 21 gennaio 2005
Dei gusti sessuali

Può darsi che, come molti sostengono, gli omosessuali non siano OK.

Può darsi che, contrariamente a quanto le stesse persone sostengono, neanche gli eterosessuali siano OK.

E se solo i bisessuali fossero veramente OK?


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pensieri ed esperienze, il mio viaggio

giovedì, 20 gennaio 2005
Pianto

Questo Centrosinistra mi fa venire veramente voglia di piangere.

Solo non ho capito se si tratta di compassione, tristezza o rabbia. Almeno la gioia l'ho scartata.


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pensieri ed esperienze

mercoledì, 19 gennaio 2005
Confessioni

Oggi ero in macchina, come al solito fisso su Radio Deejay, e c'erano quei tre famosi culattoni raccomandati dal ministro Tremaglia.

Chiama uno e dice, con la voce appositamente camuffata:

Ciao a tutti, sono Andrea. Volevo dire ad Alessandro che mi sono trombato sua moglie per 3 anni. Tu non mi conosci, ma io conosco te.

Mia Adorata, io di Andrea non ne conosco, e tu?


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pensieri ed esperienze

I tuffi

Quand'ero bambino, ho frequentato la piscina comunale del mio paesino, dove ho imparato a nuotare in modo più che discreto.

Mi è capitato di conoscere un tizio che insegnava, e lo faceva benissimo, a fare i tuffi dal trampolino. Era stato, o era ancora, non ricordo più, l'allenatore di un importante tuffatore italiano, uno di quelli che andava alle Olimpiadi.

Non so perché, ma volle insegnare qualcosa anche a me, anche se non facevo parte della squadra di tuffi.

Imparai a fare il tuffo "a volo d'angelo" (che bel nome, e come mi sentivo un po' angelo anch'io facendolo) ed un rudimentale tuffo con una capriola, entrando in acqua di piedi. Non era importante la difficoltà, ma lo stile. Ancora so fare la rincorsa del tuffatore sul trampolino, anche se, purtroppo, la devo fare per terra, perché ormai in quasi tutte le piscine è impossibile usare il trampolino, a causa dei soliti coglioni che non sanno limitarsi.

Comunque, la cosa che mi ha sempre sconvolto è che questo tizio non sapeva neanche nuotare.


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pensieri ed esperienze, il mio viaggio

martedì, 18 gennaio 2005
Oscurità

Sono nel bel mezzo del Medioevo del Contatore. Ancora non capisco se sono servo della gleba, vassallo, vassallino o valvassore.


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accia

Sclerog

Io bloggo tu blogghi egli blogga noi blogghiamo voi bloggate essi bloggano.

Il traffigo.

Io accio tu acci egli accia noi acciamo voi acciate essi acciano.

Il agiano, la epre e il inghiale.

Mi chiedo se abbia senso continuare a scrivere qui, me lo chiedo sempre più spesso. Mi piacerebbe sentire l'opinione di qualcun altro, ma che non mi dicesse che cos'è giusto che io faccio secondo questo qui o questa qua, ma cosa piace, se piace, di quello che ci scrivo qui e perché avrebbe voglia di continuare a leggere. Tutto qui.


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accia, il mio viaggio

lunedì, 17 gennaio 2005
Dedica

O-iea, ragazze e ragazzi, qui è il vostro Dìgei Tetran che vi parla dalla nostra solare e simpatica Radio Noia. Oggi, come tutti i giorni a quest'ora, abbiamo il nostro solito programmino delle dediche. Ecco che la nostra cordiale e mica male centralinista mi passa la prima. Vediamo di che si tratta... Uhm... E' un tale Alessandro che vuole che mettiamo su "Almeno tu nell'universo", però non l'originale della grande Mia, ma il rimeic dell'altrettanto grande Elisa. Va bene! Anche se io preferisco l'originale, forse qui l'Elisa è un po' troppo "gatta che miagola", non vi pare? E la vuole dedicare a... ad Alessandro? Cosa sarà questo qui, un gay? Oppure un narcisista? Forse tutt'e due? Si sarà innamorato di un omonimo? Un omomosessuale??? Eh sì, io lo dico sempre che "l'omo è omo"...

Sai, la gente è strana prima si odia e poi si ama
cambia idea improvvisamente, prima la verità poi mentirà lui
senza serietà, come fosse niente
sai la gente è matta forse è troppo insoddisfatta
segue il mondo ciecamente
quando la moda cambia, lei pure cambia
continuamente e scioccamente.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo
un punto, sai, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo
non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più.
Sai, la gente è sola, come può lei si consola
per non far sì che la mia mente
si perda in congetture, in paure
inutilmente e poi per niente.
tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo
Un punto, sai, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo
Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più.


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il mio viaggio

venerdì, 14 gennaio 2005
L'altro concorso

Cazzo, Venedikt, stavo per mettermi a fare la sesta prova, e avevo deciso di lodarti un po'. Ero passato casualmente su un'accia in cui questa prova campeggiava e, per sicurezza, sono passato sul sito del concorso ed ho visto che non solo sono già alla settima, ma non sei più in concorso. Non commento ulteriormente.

Ti dedico comunque due parole, che stavo pensando così come mi venivano. E poi basta con 'sto concorso, ché mi ha rotto i coglioni.

Venedikt, ti stiro... ehm, volevo dire... ti stimo ed ammiro per la scioglievolezza delle cose che scrivi. Sì, la scioglievolezza, ma chi cazzo l'ha inventato questo neologismo pubblicitario? Comunque appiccicato ai tuoi post mi sembra che ci stia bene.

Più che un cioccolato pseudoartigianale le tue parole mi ricordano un tè caldo sorseggiato stando comodamente seduto su una poltrona, quando non pensi al senso della vita perché tanto non te ne frega più niente di trovarci un senso, alla vita. Ti piace e basta.

Io il tè non lo bevo mai, sono contemporaneamente troppo pigro e troppo frettoloso, per cui ripiego sul caffè liofilizzato del microonde. Ma il tuo tè me lo gusto sempre volentieri, mi basta un clic.


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accia, pensieri ed esperienze

Paradosso mentale

Esisteranno gli ipocondriaci della psiche? Magari si chiamano psichipocondriaci.

In fondo, se uno pensa di essere matto senza esserlo, un po' matto lo è.

Un po' come la storia del mentitore incallito che afferma una cosa e subito dopo precisa di avere appena mentito.


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pensieri ed esperienze

Autocatone

Non si sa mai beeeeeeeeeeeep!


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ma che sar mai

Cominciare bene

Stamattina ero in macchina, e stavo facendo una rotatoria. Un camioncino davanti a me si ferma, e io devio leggermente verso destra per affiancarlo. La manovra è rapida, per non frenare troppo forte e per non cozzare, e non ho il tempo per accorgermi del furgone che a sua volta mi sta affiancando sulla mia destra.

Strombazza con quello che sento come il suono della colpa rilevata in flagrante, mi giro e le lamiere distano pochi centimetri.

Alzo lo sguardo verso il tipo, e probabilmente sorrido mentre gesticolo spiegando la dinamica della mia avventata manovra. Il tipo, un bel ragazzo che mi ispira semplicità, voglia di vivere e amore per un lavoro da altri ritenuto umile, scoppia a ridere e mi saluta.

Ci rimango un po' lì, ma sono così contento. Decido di inseguirlo e di affiancarlo, fingendo un improbabile gioco all'autoscontro, affinché ci possiamo fare un'altro paio di risate.

Ma lui svolta.

Nessun problema. La prossima volta che ti becco, vedi di farti la scorta di gettoni, ché ti faccio vedere io.


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pensieri ed esperienze

 

Roba vecchia

oggi
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